Vincenzo
(Enzo) DI BENEDETTO, 51 anni, medico di base di Montalto Dora con studio
in via Palestro a Ivrea, è padre di due figli: Marco 19 anni, studente
liceale e Rachele, universitaria.E' nato ad Agrigento (Sicilia); ha passato poi buona parte della sua vita a La Spezia, in Liguria, dove i genitori per ragioni di lavoro si erano trasferiti. Negli anni ottanta, conseguita la laurea in medicina, si trasferisce ad Ivrea, dove svolge l'attività di medico di famiglia e di specialista in diabetologia e medicina cinese. Le passioni che più lo coinvolgono sono: la musica, il cabaret e lo sci. La presenza di Di Benedetto nella storica manifestazione eporediese è un piacevole ritorno, questa volta però nell'importante ruolo del "Magnifico Podestà del libero Comune d'Ivrea". Negli anni '90 infatti Vincenzo respirava già lo spirito del Medioevo, essendo stato per ben sette anni col gruppo storico dei Credendari. La sua vera passione è quell'energia particolare del periodo Medioevale: così Vincenzo Di Benedetto, da semplice portabandiera a nobile consigliere, matura il desiderio di fare anche il "medico del Medioevo". Lascia i Credendari per associarsi a "Il Mastio": gruppo storico di arcieri e mestieranti di Cigliano, dove finalmente può realizzare il sogno di sanare le ferite dei soldati dell'epoca. La passione per il mondo antico lo porta poi a realizzare con Luciana
Banchelli di Montalto il suo primo romanzo celtico "Lorelleth-L'energia
dell'eternità" (Ed. Ferraro 2002): frutto di una ricerca archeologica, tra
i boschi del Canavese, utilizzando delle metodiche particolari quali la
rabdomanzia. Ora ne stanno preparando un secondo, ambientato nel
monachesimo del 300 eporediese che trae origine da un misterioso dipinto
trovato in una nicchia della parete della chiesetta di San Rocco a
Montalto. "La mia passione per le tradizioni e la rievocazione voglio dedicarla a mio padre che amava la storia della sua terra come io ho imparato ad amare quella eporediese e canavesana". Il papà era amico dello scrittore Andrea Camilleri, col quale aveva fondato una piccola compagnia teatrale che nelle piazze, nei teatri e nelle chiese siciliane portava la tradizione orale del "giornale parlato": un giornale non venduto nelle edicole, ma recitato e letto in una sapiente mescolanza di poesia, canzone e satira. Del Carnevale, Di Benedetto parla con profondo rispetto."Il Podestà - afferma - è il vero personaggio storico, una persona in eterno conflitto tra il suo mandato ufficiale di amministrare la giustizia e la sottomissione ai tiranni (marchesi e signorotti) che si sono contesi le terre in un ampio periodo storico. Del resto, se pensiamo che non spettava certo a lui capeggiare la rivolta popolare, ci rendiamo perfettamente conto dei suoi limiti e tormenti: questo non é mai emerso nelle interpretazioni precedenti, anche perché la gente pensa al Medioevo come un periodo oscuro. Ma in realtà non é così, al contrario era un periodo di fervidi ingegni, grandi energie umane, salda fede cristiana, nobili ideali e alti valori, che nel corso degli ultimi secoli abbiamo, ahimè, perso per strada". Questa rivalutazione delle energie antiche é appunto il progetto che il dott. Di Benedetto sta portando avanti da tempo con la ricerca archeologica ambientale, e quest'anno impersonando la figura del Podestà cercherà di trasmettere, nel momento del "Giuramento della Preda in Dora", l'atmosfera di quel tempo ricordando ai presenti l'immenso bagaglio energetico dei nostri predecessori. Gianni Ferraro |
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