PER LA DIFESA DELLA FAMIGLIA

Adinolfi presenta il programma del PdF

Dario Pasero, 20.02.2018             FOTOGALLERY

TORINO - Una sala della torinese GAM (Galleria d’Arte Moderna) stracolma fino all’inverosimile, standing ovation finale, urla (quasi) da stadio, applausi a scena a aperta: questa la scenografia del comizio di chiusura, almeno in Piemonte, della campagna elettorale del Popolo della Famiglia da parte del suo presidente nazionale (e volto mediatico più noto) Mario Adinolfi, giornalista, uomo politico (è stato parlamentare nel PD) e scrittore.

 

In un clima dunque di grande, festosa, kermesse, attorniato da quasi tutti i candidati piemontesi alle prossime elezioni, Adinolfi ha percorso, in modo sintetico ma esaustivo, la storia dell’ultima legislatura, con i suoi alti (pochi) e bassi (molti di più), le giravolte, i giri di valzer, i trasformismi (ma Crispi non è vissuto, ed ha fatto politica, più di cento anni fa?), i tradimenti, i cambi di prospettiva e di alleanze: insomma tutto il teatrino che ha avvelenato (e speriamo non lo avveleni più) la scena politica nazionale degli ultimi dieci anni.

Soprattutto molti politici cattolici (o sedicenti tali) hanno rivelato le loro “qualità” camaleontiche: prima le promesse di fermezza morale e politica rivolte agli organizzatori dei Family Day (tra cui Adinolfi stesso), poi i voltafaccia con il loro voto a sostegno di leggi “moralicide” quali il divorzio breve, le unioni civili, le DAT (Disposizioni Anticipate di Trattamento).

Proprio come conseguenza dei Family Day e del successivo loro tradimento da parte di parlamentari “cattolici”, nel marzo 2016 nasce il Popolo della Famiglia (PdF), fondato da Mario Adinolfi, Gianfranco Amato e Nicola Di Matteo, per dare continuità, spessore e risultati concreti alle richieste del popolo dei Family Day, che aveva riempito, in modo rigurgitante, piazza San Giovanni e l’anno successivo la spianata del Circo Massimo.

A questo punto Adinolfi è passato alla parte più propriamente propositiva della serata: l’esposizione della storia e del programma del PdF. Elezioni amministrative 2016 e 2017, con risultati certo sorprendenti, anche se non ancora tali da esprimere sindaci, ma qualche consigliere sì. Lavoro di diffusione e propaganda attraverso vari canali: la televisione su profili fb, la presentazione, da parte dell’autore, dell’ultimo libro adinolfiano (O capiamo o moriamo, in cui sono raccolte le proposte del PdF di fronte ai principali problemi della Nazione), la fondazione di Circoli Territoriali, che in Piemonte sono ormai 18. E infine la presentazione di liste proprie, al di fuori di ogni coalizione preventiva, in tutti i collegi elettorali dello stivale (sia per la Camera che per il Senato), con una serie di candidati tutti “nuovi” alla politica ed alle sue leggi comportamentali e con un programma che, in breve, prevede la difesa dei valori non negoziabili, quali il diritto universale a nascere; il primato della famiglia ad esercitare il suo ruolo insostituibile nell’educazione dei figli; il diritto di ogni bambino ad avere una mamma ed un papà; la difesa dei neonati che non possono essere oggetto di compravendita attraverso la pratica della maternità surrogata; e poi il reddito di maternità di 1000 euro mensili a quelle mamme che decideranno di dedicarsi alla cura dei figli, la riforma del quoziente familiare nella tassazione; e ancora l’opposizione alle DAT (Disposizioni Anticipate di Trattamento), che prevedono la cessazione di nutrizione e idratazione per gli anziani che abbiano preventivamente richiesto la sospensione delle cure (anche se queste due pratiche non possono essere considerate come trattamenti medici né quindi essere sospendibili, come invece la legislazione vigente legittima: esiste già la terapia antalgica per accompagnare il malato terminale senza sofferenze inutili); il diritto delle persone a non emigrare, mediante accordi con i paesi di origine, e opposizione allo jus soli.

Adinolfi ha conquistato la maggior parte della platea, pur non mancando tra il pubblico espressioni non sempre del tutto convinte, anche perché – purtroppo – la tirannia del tempo non ha permesso uno scambio di opinioni conclusivo.

Speriamo, a questo punto, che anche grazie al PdF si possa dimostrare l’inesattezza di una frase attribuita ora ad uno ora ad un altro uomo politico del passato, secondo cui “Governare gli italiani non è impossibile: è inutile”.

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