MARIELLA ENOC DONA A BANGUI L’OSPEDALE DEL PAPA

Nel cuore della Repubblica Centrafricana per aiutare i bambini affetti da malaria e malnutrizione

Alessandra Ferraro - 09.03.2019

A Bangui, cuore del Centrafrica, l’hanno soprannominata la sorella di Papa Francesco. Il Governo le ha assegnato la più alta onorificenza, nominandola Comandante dell’ordine nazionale della Repubblica Centroafricana.

Lei è Mariella Enoc, Presidente dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Ha costruito in meno di tre anni l’unico centro pediatrico per i bambini malnutriti che nel Paese rappresentano il 50% della popolazione. Il violento conflitto civile tra cristiani e mussulmani, scoppiato nel 2013, ha ulteriormente peggiorato le condizioni di vita, in particolare, dei bambini. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità il tasso di mortalità dei bambini sotto i 5 anni è del 17%, scende all’11% nel primo anno di vita.

Numeri drammatici, che Papa Francesco ha toccato con mano nel 2015, quando in occasione dell’apertura del Giubileo della Misericordia, ha visitato nel Paese l’unico ospedale pediatrico. Rimasto particolarmente colpito sia dalle condizioni sanitarie della struttura, con un’unica bombola d’ossigeno, che dalle parole di una giovane infermiera bresciana, Ombretta Pasotti, sulla mortalità di questi bambini per malnutrizione e malaria, rientrato a Roma, ha chiamato la Presidente del Bambino Gesù, Mariella Enoc: “il Papa - ricorda -mi ha detto che aveva visto cose terribili che gli avevano strappato il cuore. Avrebbe messo le risorse economiche sia per l’ospedale che per dare una casa agli sfollati, rifugiati nelle parrocchie e nei seminari, per la guerra civile scoppiata in questo lembo di terra tra i più poveri al mondo. L’ospedale aveva poi bisogno di una ristrutturazione immediata: abbiamo messo un generatore perché la corrente elettrica non era sufficiente. I bambini malnutriti erano sotto delle tende di tela. Una condizione di assoluta precarietà igienica e sanitaria”.

Da qui è partito il progetto di costruire, accanto alla vecchia struttura visitata dal Papa, un nuovo centro per la cura della malnutrizione. Il pontefice ha destinato 3 milioni di euro. A questi fondi si sono aggiunti 750 mila euro ricavate da varie iniziative di solidarietà della Gendarmeria vaticana e un milione di euro frutto di una donazione ricevuta dalla parrocchia San Martino di Novara. In meno di tre anni l’opera è stata realizzata, utilizzando manodopera locale, attraverso un capitolato e una gara d’appalto che rispettassero i lavoratori e l’utilizzo di materiali di qualità. Il sogno così è diventato realtà proprio nel 2019, anno che celebra i 150 anni della fondazione dell’ospedale pediatrico del Bambino Gesù.

«Non dimentico! – ha detto papa Francesco nel videomessaggio inviato per l’inaugurazione – Conservo nel cuore gli occhi di dolore dei tanti bambini malnutriti che ho incontrato nella breve visita all’ospedale in occasione del viaggio nel vostro Paese». Bergoglio ha mandato il suo elemosiniere pontificio il cardinale Konrad Krajewski, che insieme a Mariella Enoc, al presidente della Repubblica Centrafricana, Faustin-Archange Touadéra, al Comandante della Gendarmeria Vaticana, Domenico Giani, al nunzio apostolico, Santiago De Wit Guzmán hanno concretizzato nel simbolico taglio del nastro la volontà e il gesto di misericordia voluto da Francesco.

“Il Santo Padre è ritornato in Vaticano, ma non è mai ripartito da questo Paese - ha aggiunto il cardinale Krajewski - Qui ha lasciato la porta aperta della Misericordia e l’ha trasformata nella concretezza di un’azione. Papa Francesco mi chiama spesso, alla sera o alla mattina presto. Quando sente che c’è qualcosa che non va nel mondo, mi chiede d’intervenire: non domani, oggi. Perché questo è il Vangelo”.

Ma il progetto è ancora più ambizioso: non solo una struttura pediatrica, ma fare formazione ai medici di Bangui e portare in Centrafrica la ricerca scientifica dell’ospedale Bambino Gesù. “Il futuro dell’Ospedale Bambino Gesù – ha affermato la presidente Enoc – è costituito dalla ricerca scientifica per dare un nome a malattie ancora senza diagnosi e cure, ma anche dalla condivisione della conoscenza che abbiamo raggiunto a livello clinico e scientifico. E’ quello che continueremo a fare nell’ospedale di Bangui, negli altri 9 paesi del mondo con cui abbiamo progetti di collaborazione e formazione e dovunque ci chiederanno di metterci a servizio di bambini sofferenti. Ne parlerò con Papà Francesco nell’udienza privata il prossimo 17 marzo”.

 

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