VINCENZO VARAGONA RACCONTA PADRE PIETRO LAVINI

Non fatevi rubare i vostri sogni, non fatevi rubare la speranza”, sono le parole di Papa Francesco che si specchiano nella vita del cappuccino  muratore di Dio

Benedetta Grendene, 22.12.2016           FOTOGALLERY

LORETO - “Se vogliamo conoscere il senso dell’esistenza, dobbiamo aprire un libro: là in fondo, nell’angolo più oscuro del capitolo, c’è una frase scritta apposta per noi” afferma con convinzione il critico letterario e scrittore Pietro Citati. E quella “frase scritta apposta per noi” non faremmo fatica a cogliere leggendo l’ultimo libro del giornalista RAI Vincenzo Varagona edito dalle Paoline e dedicato alla figura straordinaria di Padre Pietro Lavini.

Giovedì 15 dicembre il circolo ACLI “Giuseppe Toniolo” di Villa Musone di Loreto ha accolto l’autore che ha tratteggiato la figura del “muratore di Dio”: Padre Pietro Lavini ha risposto allo stesso invito rivolto a San Francesco d’Assisi “Va’, ripara la mia casa” e in quarant’anni ha realizzato il sogno di ricostruire il monastero di San Leonardo sui Monti Sibillini. “Non fatevi rubare i vostri sogni, non fatevi rubare la speranza”: le stesse parole che Papa Francesco rivolge in particolar modo ai giovani, le incontriamo tra le righe della vita difficile e sofferente, ma estremamente ricca di significato che Varagona racconta, a partire dall’ultima intervista che ebbe l’occasione e il privilegio di fare al frate eremita.

Un uomo diventa grande quando con la sua vita e il coraggio della sua testimonianza è in grado di cambiare il destino delle persone: il testamento spirituale e il messaggio di Padre Pietro all’umanità riecheggia nelle parole del giornalista RAI, che durante l’ultimo incontro “cuore a cuore” con Padre Pietro si è sentito investito di una sorta di missione e di eredità morale da donare a sua volta al mondo. Ad introdurre la presentazione del libro è intervenuto Marino Cesaroni, direttore di “Presenza”, quindicinale della diocesi Ancona-Osimo, il quale dopo i saluti di Bruno Nardi, presidente del circolo ACLI, ha voluto delineare un significativo parallelismo tra il Santuario della Santa Casa di Loreto e l’antico monastero benedettino di San Leonardo. L’eremo conobbe il suo massimo splendore tra il 1265 e il 1294 e proprio il 10 dicembre 1294 la Santa Casa di Nazareth  venne traslata sulla sommità del Colle Lauro ricco di piante di alloro (da cui il nome Lauretum).

Altrettanto pregnante è il sottile file rouge che avvicina Padre Pietro a Madre Teresa di Calcutta, la santa degli “ultimi”. Entrambi hanno risposto ad una “chiamata” e hanno lasciato il convento per uscire: Madre Teresa tra la gente bisognosa, Padre Pietro in solitudine, lontano dal mondo ma vicino a Dio, alla natura e al Mistero. Entrambi, l’una “umile matita nelle mani di Dio”, l’altro “umile muratore di Dio”, hanno avuto a che fare con la giustizia e con la burocrazia del sistema: Madre Teresa fu accusata di portare soldi e capitali all’estero, Padre Pietro fu accusato di abuso edilizio e apostrofato da molti come un matto e un folle. Ma l’eredità che ci hanno lasciato è grande.

Nell’eremo di San Leonardo “la fatica dell’uomo è stata trasformata in preghiera e gioia” e il libro scritto da Varagona è nato proprio dal desiderio di ricordare la figura oggi così preziosa di Padre Pietro e cercare di dare continuità al culto del monastero. Trasformare il quotidiano e la fatica del lavoro in preghiera è oggi quanto mai difficile, ma non impossibile. Sull’esempio di un maestro come Padre Lavini a noi spetta il compito di non perdere mai quella relazione diretta con Dio, quella comunione costante con il divino per tradurre poi nella nostra vita i suoi messaggi, le sue parole, i suoi insegnamenti, anche a costo di lacrime, fatica e sacrificio ad maiorem Dei gloriam. Con la sua pubblicazione Varagona ha voluto accogliere anche l’invito ripetuto del cardinale Edoardo Menichelli, arcivescovo di Ancona-Osimo, che ha curato la prefazione del libro: non è vero che il bello non fa più notizia. Ogni tanto aprire le pagine dei giornali o dei tg con storie positive dal mondo fa bene al cuore e ridona speranza.

 La storia di Padre Pietro che Varagona dona con lo stile chiaro e ricco di sensibilità che da sempre lo contraddistingue, è una storia che lascia folgorati, come tante altre storie sconosciute ai più che dal 2011 il giornalista RAI ha scelto di raccontare. Vincenzo Varagona ha infatti dedicato un libro al medico della Sars Carlo Urbani, a Marco Beci, il marchigiano vittima in Iraq della strage di Nassiriya e a Don Marcello Signoretti conosciuto come Abba Marcello. La sua vita è stata un capolavoro, così come la sua avventura nel cuore dell’Africa missionaria e i suoi progetti in sostegno degli oltre 2.000 street children, i bambini di strada di Soddo, in Etiopia, lo stesso Paese dove nel 1970 fu mandato in missione dalla famiglia dei cappuccini anche Padre Lavini. Vano il tentativo di allontanarlo dai suoi Monti Azzurri, come Leopardi li chiamava nelle Ricordanze, per distoglierlo dall’impegno di ubbidire al compito affidatogli dal suo “Impresario” divino.

Al di là del profondo e accurato lavoro di ricerca storica e all’attento labor limae, ciò che più ha entusiasmato l’autore Varagona nella stesura del libro è stata la raccolta di una trentina di testimonianze vere e autentiche di chi Padre Pietro lo ha conosciuto e dunque la possibilità di riuscire a mettere in relazione tutti i “satelliti” che hanno gravitato negli anni attorno alla figura del cappuccino. Il libro dunque si è rivelato uno strumento prezioso, come una cerniera, un calmieratore tra mondi e soggetti diversi che facevano molta fatica a comunicare. Ha messo in connessione gli amici di Padre Pietro, i suoi familiari, i pellegrini a lui devoti, la curia, le istituzioni, le suore benedettine di Santa Vittoria in Matenano, in provincia di Fermo, che ad oggi sono proprietarie di quell’eremo lassù sui monti dove ancora, a più di un anno dalla sua morte avvenuta il 9 agosto 2015, aleggiano lo spirito e l’anima del muratore di Dio.

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