TERESIO OLIVELLI, MARTIRE VINCENZIANO

Un uomo speciale, testimone eroico del Vangelo

GIANNI FERRARO, 06.02.2018

VIGEVANO - A 70 anni dalla morte, il 3 febbraio 2018, è stato Beatificato a Vigevano Teresio Olivelli, membro della Società di San Vincenzo De Paoli, socio della Azione Cattolica e della Fuci, alpino, docente, militare e martire della Resistenza.

La celebrazione è stata presieduta da Sua Eminenza il Cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi e concelebrata dal Vescovo di Vigevano, S.E. Mons. Maurizio Gervasoni.

 «La vita di Teresio Olivelli -  ha dichiarato il Presidente nazionale della Società di San Vincenzo De Paoli, Antonio Gianfico -  è stata permeata da una costante attenzione ai deboli ed agli ultimi».

Definito il protettore dei più deboli, il suo animo altruista fu sempre dalla parte degli indifesi, fino a pagare di persona con la propria morte avvenuta nel campo di concentramento di Hersbruck.

Dapprima durante la ritirata nella campagna di Russia, poi nel carcere di San Vittore ed infine nel lager, Teresio Olivelli si dedicherà sempre agli ultimi: confortando gli ammalati ed i più indifesi, incoraggiandoli ed aiutandoli, recitando il Rosario. Furono proprio questi gesti di estrema generosità ad accendere l’odio dei Kapò che procurarono, con ripetute percosse e ferite, la morte di colui che molti testimoni non esitano a definire un martire.

«Olivelli - afferma S.E. Mons. Maurizio Gervasoni - viene proposto come esempio di autentico cristiano, che ha anteposto il Vangelo a ogni ideologia, che è stato discepolo innamorato di Cristo e apostolo appassionato della Chiesa. Un fedele laico la cui fede rigetta qualsiasi forma di male e di violenza. La sua eroica testimonianza cristiana è scomoda e ci scomoda, perché richiama il banco di prova della nostra sequela professata: l’amore incondizionato al prossimo».

Su Famiglia Cristiana Vittore Bocchetta, l’unico superstite che nel campo di Hersbruck condivise la prigionia con Teresio Olivelli, lo descrive così: «Si é trattato di un uomo. Un uomo speciale il quale, privilegiato, riuscì ad adoperare il suo stesso privilegio per combattere il male e per soccorrere il suo prossimo fino a sacrificare la sua stessa esistenza. La misericordia di un essere per il suo prossimo può essere passiva nel compatire il misero e può essere attiva nell’offrire la propria vita per quella di un altro. Questo, a mio parere, si può chiamare martirio. Questo, a mio parere, si deve dire di Teresio Olivelli. Teresio, nel mio caso specifico, usò il suo talento per salvarmi sapendo di farlo. Ciò, però, che nessuno dei sopravvissuti può rammentare è quanti e quali furono i suoi salvati. Per Olivelli la misericordia non era opera pubblica, ma cosa personale e privata. Questo merita la memoria di Teresio!».

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