IL VIRGINIOLO, CENTRO DI SPIRITUALITÁ DELL'OPERA FRANCESCANA 

Luogo mirabile di Grazie realizzato da Demarista Parretti per volontà di Dio

Silvia Tredici, 20.07.2018

FIRENZE - Domenica 15 luglio al Virginiolo, centro di spiritualità dell’Opera Francescana della Pietà, è stato festeggiato con gioia, il cinquantesimo Anniversario di Fondazione di questo “Luogo Mirabile” da parte di Demarista Parretti, su indicazione di P. Pio, di cui era prediletta figlia spirituale.

Vi ha partecipato Padre Luciano Lotti, segretario generale dei Gruppi di Preghiera di P. Pio, che nell’omelia della santa Messa ha parlato con convinzione del mistero avvenuto qui, asserendo che “dopo 50 anni, noi riusciamo solo a capire qualcosa …., come al tempo del Signore i suoi contemporanei non lo capirono, e neppure pienamente i suoi apostoli nella loro povertà e debolezza. Essi però, lasciando agire in loro lo Spirito Santo, hanno riconosciuto che Dio è il bene e gli hanno permesso di scrivere una storia di bene attraverso di loro, come è stato anche per Demarista. Per questo, dopo 50 anni diciamo che l’Opera Francescana non è di Demarista, ma di Dio, al servizio della Chiesa e per la Chiesa”.

Era il lontano 14 luglio 1968, Demarista si trovava nella sua casina di Campi Bisenzio insieme al marito Bruno Scarlini, al padre Filippo Parretti e ad un seminarista di nome Vincenzo. Erano le 130 circa, ad un certo punto lei si estraniò dalla conversazione, rimanendo assorta, come in ascolto di qualcosa. Dopo raccontò: “Padre Pio mi è venuto accanto, mi ha fatto vedere un podere e mi ha detto: Vedi quel terreno? E’ quello che fa per voi … Prendi un intenditore e concludi presto l’acquisto, per gli anziani ci vogliono aria buona e mangiare sano”.

Ma a quel tempo il Virginiolo non era certo come lo vediamo ora. Era pieno di rovi, il terreno era sconnesso, la vecchia casa colonica era annerita e fatiscente e Demarista arrivando esclamò: Oh com’è brutto, bruttoe la voce del Padre, facendole da eco, la rassicurava dicendo:No bello, bello…”. In un attimo le fece vedere come sarebbe diventato in seguito, e così, senza ripensamenti, lei e poche altre donne armate di falce e pennato iniziarono a ripulire il podere. Ogni metro strappato ai pruni metteva in luce quel luogo meraviglioso che noi oggi vediamo e, grazie all’umile lavoro di quelle donne inesperte, possiamo esclamare “bello, bello!”

I primi anni di lavori, a cui partecipavano volentieri tutti i terziari francescani facenti parte del primo nucleo dell’attuale Opera Francescana della Pietà, furono pieni di gioia e di passione, senza guardare alla fatica e alle difficoltà. Si lavorava in armonia gli uni con gli altri, intercalando il rosario alla risata, le mani che facevano male al dolce cantare degli uccellini. “Lavorare nella vigna del Signoreripagava pienamente tutti con la moneta più preziosa: la crescita spirituale. Tutto veniva fatto per glorificare il Signore e, di conseguenza, i frutti si vedevano: le vigne davano raccolti inaspettati, con pochi mezzi di fortuna fu collocata la grande croce in ferro alla sommità del poggio; oltretutto la provvidenza arrivava a piene mani risolvendo i bisogni del momento, ad esempio il fienile abbandonato fu trasformato in cappella rustica solo grazie al lavoro dei francescani. Tutti si adoperavano per essere utili: chi faceva l’intonaco, chi sistemava gli infissi, alcuni riuscirono perfino a montare le capriate su ponti traballanti, approntati da persone con poca o nessuna esperienza. Alla fine tutti si guardarono e dissero: “Questa volta ci hanno davvero aiutato!”. Nella Cappella rustica, come disse P. Pio sarebbero avvenute le vestizioni e le professioni francescane, aggiungendo anche: ”Da lì partirà pace, salute e serenità, purché lo vogliano”. Certamente per l’intercessione della regina di tutte le grazie, la Vergine Maria, per cui ancora oggi preghiamo:Donna sei tanto grande e tanto vali, che qual vuol grazia e a te non ricorre, sua disïanza vuol volar sanz’ali…” (Dante Paradiso canto XXXIII). Non a caso la Cappella fu proprio dedicata a S. Maria delle Grazie.

Anche la casa fu ristrutturata più volte negli anni, al fine di poter accogliere sempre più pellegrini che venivano a pregare, a chiedere consiglio e aiuto a Demarista. Lei li accoglieva tutti, prendendo su di se le loro sofferenze e pagando così la moneta preziosa per la loro conversione, per appianare i loro problemi, perché ritrovassero la salute. La sua preghiera era continua, dettata dalla vera carità spirituale, diceva a tutti:Io prego, nel mio nulla, ma anche voi pregate, l’unione fa la forza, andate davanti al Signore e chiedete, chiedete al Datore di ogni bene, con fede, con la certezza che Lui vede e ascolta tutti, tutto parte da Lui e tutto ritorna a Lui”.

Qualche anno dopo, il Signore stesso apparendo a Demarista le disse:Sarò presente qui in modo specialissimo sei giorni l’anno, nelle feste che portano il mio nome”. Esse sono: la presentazione di Gesù bambino al tempio, la Domenica delle Palme, l’Ascensione, la Trasfigurazione, Cristo Re e la Sacra Famiglia.Da allora, e non solo in queste giornate, quante processioni interminabili, quante ss. Messe celebrate con raccoglimento e devozione, quante adorazioni prolungate, confessioni. Tutto questo è diventato il segno distintivo dell’Opera Francescana della Pietà, una comunità che prega e lavora a gloria di Dio. E le grazie che il Signore ha elargito non sono mancate, nello spirito e nel corpo e in tanti possono testimoniarle con gratitudine.

Al luogo mirabile del Virginiolo si va come il cieco alla luce, come l’assetato all’acqua, come il bambino all’abbraccio materno e al perdono del padre, come un malato alla salutare medicina … in una parola si va alla Pietà di Dio verso le sue creature. E davvero il Tempio della Pietà fu chiesto a Demarista da Dio stesso il 26 febbraio 1981 con queste parole: «DIO É L’ESSERE: L’ESSERE ÉACCOMPAGNATO AL VOLERE – IL VOLERE ÉACCOMPAGNATO ALL’OBBEDIENZA – QUI SI ERGA L’ALTARE DELLA PIETÁ».

 
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