DE GASPERI TRA POLITICA, RELIGIONE E FAMIGLIA

Un nuovo studio fa luce sull'uomo e la sua ideologia

FABIO TERRANOVA, 20.06.2014

TORINO –   Lunedì 9 giugno 2014, ore 17.00: la sala convegni della Fondazione Carlo Donat-Cattin (siamo a Torino, in via Stampatori 4) si riempie di folla, compresi giornalisti, fotografi, e figure di spicco tra cui si nota Sergio Chiamparino, neopresidente della Regione Piemonte. Si respira l'atmosfera delle grandi occasioni, in questo caso la presentazione del libro del giornalista e scrittore romano Giuseppe Sangiorgi: De Gasperi, uno studio: la politica, la fede, gli affetti familiari.

Un’atmosfera che per quanto insolita non è affatto nuova alla Fondazione Carlo Donat-Cattin, specializzata nell’organizzare eventi di questo tipo.

Il contesto, lo sfondo della presentazione non possono essere migliori. D'altra parte l’argomento proposto è altrettanto importante: una riflessione sulla politica attuale, intitolata L’Europa di oggi e la speranza di De Gasperi. Il ruolo dell’Italia dopo il voto del 25 maggio.

Seduti al tavolo dei relatori, oltre all'autore – nuovo segretario generale dell’istituto Sturzo, punto di riferimento della cultura politica cattolica in Italia - troviamo la ricercatrice di Storia contemporanea Marta Margotti, professoressa emerita dell'Università di Torino; Osvaldo Napoli, sindaco di Valgioie e deputato di Forza Italia; infine Gianfranco Morgando,  del consiglio d'amministrazione della Fondazione Donat-Cattin

La prima a parlare è Marta Margotti, che espone il contenuto del libro: una proposta di studio intorno a De Gasperi attraverso le dimensioni pubblica e privata. La Margotti si sofferma su una costante nella vita del politico: l’Europa. Individua 4 aspetti della visione europeista di De Gasperi. La prima è la sua esperienza nel cattolicesimo politico, che paradossalmente lo porta a visioni che superano le semplici appartenenze politiche, sociali e religiose del cattolicesimo sociale. Secondo elemento è la sua idea di Federalismo come strumento in grado di superare i persistenti nazionalismi che portarono a 2 guerre mondiali. Terzo è la seconda guerra mondiale, che sovvertendo gli equilibri istituzionali, politici, economici e sociali costrinse ad un ripensamento degli stessi: De Gasperi capì che non era necessaria solo la pace tra gli stati ma un’intesa politica globale. Quarto ed ultimo punto è la sua capacità di unire la riflessione sulla politica nazionale a quella Europea. Ed è su questo nodo che per la Margotti si cela il fallimento della Comunità Europea.

Ultima considerazione della Margotti è una provocazione su come - ancora oggi- viene abusata la memoria di de Gasperi: “se si vanno a vedere gli usi che sono stati fatti nel passato del nome di de Gasperi si può vedere come in realtà sia stato tirato per la giacca da forze politiche intenzionate in qualche modo ad usare la sua memoria per legittimare le proprie scelte politiche, anche diametralmente opposte”.

Rispondecon toni forti Osvaldo Napoli. Ricorda l’opposizione della sinistra pura all’ingresso dell’Italia in Europa. Era invece l’area moderata - l’attuale centrodestra - a voler appoggiare de Gasperi: la stessa fascia politica che oggi vede nell’Europa un danno. In riferimento alle problematiche odierne Napoli propone una considerazione altrettanto provocatoria: se si facesse un referendum popolare tra forze filoeuropeiste e antieuropeiste a detta di Napoli vincerebbe l’Antieuropeismo. Di questo incolpa la Germania, come responsabile degli effetti dannosi dell’Unione Europea, che a sua volta non ha garantito l’equità tra gli stati membri. Napoli conclude poi con una triste constatazione: i giovani di oggi sono poco informati su personaggi politici del calibro di De Gasperi. Ed è un fatto che in futuro questo costituirà un pericolo per  le nuove generazioni.

Riallacciandosi sin dalle prime battute alla provocazione di Napoli interviene Gianfranco Morgando. Se davvero si facesse un referendum popolare sull’uscita dall’Europa, vincerebbe la paura di “un salto nel vuoto ancora più preoccupante di quanto non sia una prosecuzione di una difficile esperienza europea”, nonostante le recenti elezioni abbiano mostrato un rafforzamento dei partiti euroscettici. Questo evidenzia la differenza tra l’Europa di oggi - avvertita come una sovrastruttura burocratica- e quella degasperiana - percepita come un’utopia futurista perché propostasi come alternativa ai conflitti che avevano causato le 2 guerre mondiali. È su questo che il libro di Sangiorgi offre osservazioni importanti: la preoccupazione principale della Democrazia Cristiana del dopoguerra era raggiungere una pace stabile, specialmente nei confronti della Germania. De Gasperi vide la soluzione in un’iniziativa politica che tenesse insieme la Germania nella costruzione di un contesto europeo democratico. La sua è quindi una visione più emotiva che non razionale e per questo l’Europa delle origini corrisponde - ed è una rivoluzione - ai bisogni di pace del popolo europeo. Morgando conclude trasponendo queste considerazioni alla crisi europea odierna: l’idea della pace in Europa non è più in grado di innescare oggi una generale adesione popolare: la questione politica è diventata una questione economica e deve essere risolta con le grandi intese tra le maggiori potenze.

Ultimo ma non ultimo l’intervento dello stesso autore Sangiorgi: la vita di de Gasperi e le relative scelte politiche attraversano ben tre secoli di storia italiana. Il primo De Gasperi, nato nel trentino austriaco, è figlio diretto del Risorgimento italiano; la seconda fase di De Gasperi riguarda la storia vera e propria del 900 italiano. Il terzo De Gasperi rientra nel nuovo millennio grazie alla sua innovativa concezione di politica internazionale. De Gasperi capì come la strada della pace per potersi affermare doveva incrociarsi con quella della democrazia. Per garantire quest'ultima era necessaria un’entità sovranazionale che la salvaguardasse e custodisse. Il libro è, quindi, anche un monito alla politica odierna a seguire l’esempio degasperiano: riuscire a proporre visioni politiche che indipendentemente dai colori dei vari partiti siano utili per tutti, popolo compreso. In quest’ottica oggi i “cattolici italiani devono decidersi se fare una politica da cattolici oppure se fare da cattolici una politica di ispirazione cristiana”.  Devono scegliere tra una politica che segua strettamente la religiosità e i principi morali e una politica di conciliazione tra esigenze umane e la legge dell’amore di Dio.

È chiaro che De Gasperi ha avuto successo proprio su questo piano: ha saputo unire la fede religiosa, la passione politica e l’amore per la famiglia.  Tre aspetti questi in cui Sangiorgi individua le vere chiavi di lettura della vita di De Gasperi, specialmente per chi vuole tornare ad una politica di ispirazione cristiana- e contemporaneamente laica. È per questo scopo che, come l’autore stesso scrive, “De Gasperi va fatto scendere dal piedistallo di marmo sul quale è stato posto e va calato tra noi, o quella giustizia che il tempo gli ha reso resterà nei libri di storia ma non sarà nella vita di oggi del Paese per aiutarci a capire come riprendere la via dello Sviluppo”.

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Torino -  Fondazione Carlo Donat-Cattin

Fotogallery di © Carlo Cretella - 9 giugno 2014

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