TORINO SEGNA IL PASSO DELLA CRISTIANITÁ

Ne è testimone il Comando Regionale della Guardia di Finanza con il convegno “Il Santo e la Sindone”

Scilla Altavista, 15.03.2015                            FOTOGALLERY

TORINOIl 2015 sarà ricordato come un anno importante per la città di Torino e la cristianità. Un triangolo di eventi religiosi lascerà infatti il segno nella vita del mondo: il bicentenario di San Giovanni Bosco, l’ostensione della Sindone e la conseguente visita del Pontefice

Ad accompagnare questo viaggio tra Don Bosco e la Sindone, una costellazione di eventi grandi e piccoli, il cui denominatore comune è la solidarietà, per restituire speranza e fiducia nel futuro in un’epoca di grave crisi economica e sociale. Allo scopo di illustrare tali iniziative e approfondirne la portata, sabato 14 marzo la sala polifunzionale del Comando Regionale del Piemonte della Guardia di Finanza ha ospitato il convegno “Il Santo e la Sindone”, con la partecipazione di relatori provenienti dal mondo ecclesiastico e giornalistico moderati da Antonino Calandra, socio A.N.F.I. (Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia)  e direttore del settimanale on-line www.impresasocietaterritorio.it

«Torino risveglia le coscienze e riflette su temi fondamentali. - ha esordito Guido Calderaro, presidente della Sezione A.N.F.I. di Torino - Come l’attività di Don Bosco ha sempre mirato alla valorizzazione dei giovani, così la visita del Santo Padre e l’ostensione della Sindone vedrà affluire in città giovani provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo. L’A.N.F.I. parteciperà a questo momento di gioia e riflessione con i propri volontari».

Anche per Elide Tisi, Vicesindaco della Città di Torino e Presidente del Consiglio del Comitato organizzatore dell’Ostensione della Sindone, gli eventi che animeranno la città di Torino nei prossimi mesi rappresentano un’occasione di riflessione sia in senso religioso e spirituale, sia in senso civico e sociale. «La città si mobiliterà con una disponibilità di circa 4500 volontari – informa la Vicesindaco – e concentrerà la propria attenzione soprattutto sui giovani e sulle persone fragili, malati e disabili. Verranno infatti organizzate due accoglienze speciali gestite da volontari sia all’ospedale Maria Adelaide sia al Cottolengo. I disabili della città parteciperanno inoltre come volontari».

L’Ostensione della Sindone costituirà dunque un momento di raccoglimento per la città intera, sia per i credenti sia per gli uomini in ricerca. «Il Sacro Lino parla al cuore di ogni uomo che s’interroghi sul senso dell’esistenza - osserva Luca Rolandi, direttore de “La Voce del Popolo” - L’immagine dell’Uomo dei Dolori traduce nel linguaggio visivo il racconto evangelico, e in questo senso si fa testimone della Sacra Scrittura. Tuttavia questa icona apre una via spirituale più ampia: la sua realtà incerta e dubbia, la cosiddetta “questione sindonica”, la rende un simbolo espressivo e interrogante. Nella sua debolezza e umiltà, la Sindone ricorda ad ogni uomo la propria natura altrettanto debole e umile, la propria natura umana». In questa direzione vanno quindi lette le parole pronunciate da Papa Giovanni II nell’Omelia di Venerazione della Sindone tenuta nel 1998: «Nella Sindone si riflette l'immagine della sofferenza umana. Essa ricorda all'uomo moderno, spesso distratto dal benessere e dalle conquiste tecnologiche, il dramma di tanti fratelli, e lo invita ad interrogarsi sul mistero del dolore per approfondirne le cause». Tuttavia,  l’immagine della Sindone non si esaurisce in un simbolo di sofferenza e di morte. Essa custodisce anche la speranza e la salvezza alla base del messaggio cristiano, ricordando al pellegrino che alla Passione segue la Resurrezione. Ed ancora Rolandi precisa: «Il Sacro Lino costituisce quindi anche l’imprescindibile invito a vivere ogni via dell’esistenza: la sofferenza ma anche la misericordia del Signore». Da qui il motto dell’Ostensione della Sindone 2015, «l'Amore più grande», che si richiama direttamente alle parole di Gesù: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici», Vangelo di Giovanni (15,13).

Occasione di discussione teologica, spirituale e scientifica, la Sindone porta con sé anche un interessante patrimonio storico, che la giornalista Franca Giusti presenta nel suo libro “Pellegrinaggio d’autore”: «La Sacra Sindone giunse stabilmente Torino nel 1578 per volontà del duca Emanuele Filiberto in occasione della visita dell’arcivescovo di Milano San Carlo Borromeo. Ma già nel 1535 il Sacro Lino era stato segretamente trasportato a Torino da Chambery, dove non poteva essere conservato in sicurezza a causa della guerra che imperversava nel Ducato di Savoia. Questo passaggio è testimoniato da un affresco cinquecentesco di scuola vercellese nella chiesa di Voragno, la Cappella dei Santi Fabiano e Sebastiano».

Prende poi la parola Don Pierluigi Plata, cappellano Militare Capo del Comando Regionale A.N.F.I. che, ricordando la visita del Santo padre a Torino in programma per il 21 giugno prossimo, commenta la notizia fresca di giornata: «ancora una volta Papa Francesco stupisce la cristianità con un gesto carico di significato: l’annuncio del Giubileo straordinario sul tema della misericordia divina». E soffermandosi sulla gestualità del Pontefice afferma: «Le parole di Francesco sono poche, ma tanti sono i gesti e i segni che ci dona. In quanto tali, essi necessitano della nostra interpretazione. L’atto di inchinarsi prima di pronunciare la benedizione Urbi et Orbi, ad esempio, significa la riconoscenza di essere a servizio della cristianità e la richiesta che il popolo preghi per lui affinché possa ricevere la benedizione di Dio e trasmetterla ai fedeli».

Chiude il convegno l’intervento pregnante del direttore di www.primaradio.it, il salesiano Don Moreno Filippetto che fa rivivere con forza le quattro direttrici principali della missione educativa e sociale del Santo. «Il sogno, il desiderio di poter costruire un mondo migliore ed educare ragazzi sani. La scuola, a livello professionale, liceale e universitario, unica garanzia di libertà nella costruzione della propria vita. Il lavoro, umano e dignitoso. La generosità, nella convinzione che quello che facciamo per gli altri non va mai perso». L’attualità degli insegnamenti e dell’opera concreta di Don Bosco si fa sentire oggi più che mai. I santi sociali rappresentarono per il Piemonte un vero e proprio «tsunami», ed ancora oggi sanno offrire speranza nel futuro. Ecco perché si ha l’impressione che «con Don Bosco non si festeggia un morto ma un vivo».

Al grande evento del Bicentenario di Don Bosco con l’Ostensione della Sindone e la visita di Papa Francesco si collegano inoltre altri importanti appuntamenti che offriranno momenti di solidarietà, generosità, riflessione e speranza: dalla ricorrenza dei 500 anni di S. Teresa d’Avila a Torino Capitale Europea dello Sport alla Fiera internazionale del Libro con lo speciale allestimento di “Piazza Don Bosco” per l’editoria salesiana. Inoltre, a breve,nella chiesa di Ciriè l’11 aprile si esibirà la banda dei Music Piemonteis che eseguirà l’Inno dell’Holy Schuld tratto da un testo anonimo del 1899 dedicato alla Sindone, mentre al Santuario delle Grazie di Racconigi si potrà, invece, ammirare un quadro dedicato al Beato Sebastiano Valfrè, precursore dei santi sociali protagonisti della vita del Piemonte tra il XVIII e XIX secolo, tra cui spicca proprio la figura di San Giovanni Bosco.

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Fotogallery di Carlo Cretella

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