“LA SINISTRA SOCIALE” DI MERLO E MORGANDO

Per imparare a far politica oggi con la sinistra sociale di ieri

Ilaria Del Boca, 17.10.2016

L’incontro di venerdì 14 ottobre all’interno del Polo del ‘900, organizzato dalla Fondazione Donat-Cattin per la presentazione del volume “La sinistra sociale: Storia, testimonianze, eredità (Ed. Studium Roma- pag.241- € 16,50) non è soltanto un ritrovo per vecchi nostalgici, ma un momento di confronto tra generazioni diverse che sentono la necessità di trovare un linguaggio comune per dialogare.

L’evento moderato dal giornalista de “La Stampa”, Luigi La Spina, ruota intorno al modello politico della Sinistra sociale e alla figura di Carlo Donat-Cattin, leader della corrente Forze Nuove scomparso venticinque anni fa, la cui memoria è ancora viva tra i molti partecipanti in sala. Giorgio Merlo e Gianfranco Morgando, autori del libro e rappresentanti del pensiero politico di Donat-Cattin, ne evidenziano gli aspetti salienti della sua attività  da sempre orientata al bene comune, a partire dal suo rapporto con il sindacato.

«Con Gino Giugni – interviene Giorgio Benvenuto, ex sindacalista della UIL – Donat-Cattin ha rafforzato il sindacato, arricchendo lo statuto dei lavoratori e dando loro una straordinaria forza: l’articolo 28. Il sindacato conobbe una stagione di reale trasformazione con Donat-Cattin, ma oggi che questo ente è ritenuto inutile da buona parte della popolazione viene anti-legittimato nel sistema delle forze intermedie. Si tratta di un errore e Donat-Cattin, che non era un agitatore, ma cercava l’intesa, aspirava a delle soluzioni concrete, soprattutto dentro un organismo creato in difesa dei lavoratori».

Tra gli aspetti principali messi in luce durante l’incontro, non stupisce che sia Guido Bodrato, esponente della Democrazia Cristiana e più volte ministro nel corso degli anni Ottanta, ad analizzare l’immagine politica di Donat-Cattin. «La sinistra sociale guidata da Pastore nasce in un contesto delicato, sotto il governo De Gasperi. La DC ottenne un grande successo nel 1948, ma già nel 1953 era in calo alle elezioni. La vittoria fu comunque determinata grazie a un dispiegamento di forze diverse che andò a confluire nei voti al partito, tra cui, appunto, quelli della sinistra sociale».

Carlo Donat-Cattin rappresentava l’ala sindacale e operaia, ossia i lavoratori in un contesto tra classi. Vedeva nella trasformazione graduale economica e sociale una molla per il paese ed è da questa visione che si evince il suo ruolo politico. «Oggi lo chiameremmo riformista», continua Bodrato, ponendo l’accento sull’accezione negativa che allora, invece, portava con sé questo termine e sottolineando come sia cambiato il ruolo delle sinistre, sempre meno capaci di fornire un metodo educativo ai giovani, ma abilissime nel saltare da un format televisivo all’altro.

Il tema dell’insegnamento ritorna nelle parole di Bartolomeo Giachino che tratteggia il profilo di Donat-Cattin ministro, uomo di governo e delle istituzioni. «Monsignor Nosiglia ha detto che metà della popolazione sta bene e l’altra metà sta male. Se ci fosse ancora Donat-Cattin avrebbe certamente rappresentato quella parte in crisi, mentre oggi la politica difende soltanto chi sta bene». C’è soddisfazione per il passato, ma rabbia per il presente nel discorso di Giachino: «Donat-Cattin ha cambiato le cose: la sua corrente rivestiva un peso enorme, sebbene avesse soltanto il 7%. Ed era riuscito prima di chiunque altro a portare lo Statuto dei Lavoratori in Parlamento. Oggi, invece, se guardiamo la situazione economica del Piemonte, troviamo il PIL pro-capite più basso in Italia e più di 100.000 cassaintegrati in scadenza. Donat-Cattin avrebbe iniziato la sua battaglia da qui».

Così, nel far memoria di quel missionario della politica che fu Carlo Donat-Cattin,  gli autori del libro “La sinistra sociale”, Merlo e Morgando, intendono soprattutto offrire ai giovani un modello concreto per avvicinarsi alla buona politica, attraverso questa raccolta di interviste e di documenti di chi ha esercitato il potere con grande consapevolezza etica.