MONS. VIGANO’

Laura Cappelli 07.11.2013

TORINO – Parafrasando brillantemente la celebre frase di Steve Jobs “Stay hungry. Stay foolish”, Monsignor Dario Edoardo Viganò, direttore del Centro Televisivo Vaticano e docente di Semiotica alla Luiss, ha aperto il “Master in Comunicazione Sociale” promosso dalla Facoltà Teologica dell’ Italia Settentrionale, sezione di Torino.

Accolto nel solenne palazzo universitario di via XX Settembre 83 da Pier Davide Guenzi, direttore della Specializzazione in Teologia e del Master, e dal giornalista Danilo Poggio, il professor Viganò inizia la sua lectio magistralis dicendo: «Si ha sempre troppa fretta per riflettere profondamente … Cercate di rimanere curiosi, non abbiate paura di rivedere questioni già discusse, o rimetterne in discussione altre già date per scontate».

E nel ricordare le parole più che mai attuali di Spinoza “Viviamo in un’epoca di passioni tristi”, spiega come questo sia dovuto ove al senso di impotenza e di disgregazione. Se una volta, infatti, si pensava: “Riuscirò a fare quello che mio padre non è riuscito a fare”, oggi non più così. A Torino c’erano la Fiat e l’Iveco. In pochi anni si è passati dal mito dell’uomo costruttore a quello opposto. Viviamo in un’epoca di crisi nella crisi, il futuro non è più carico di promesse: è come se la barca in mezzo al mare non sapesse da che parte andare per giungere in un porto sicuro. Come siamo giunti a questo punto? Che fare? Viganò risponde con le stesse parole di Papa Giovanni Paolo II: «Il compito primario di ogni cultura è quello di aiutare l’uomo a diventare sempre più umano».

Fa, poi, una panoramica dei profondi e spesso repentini cambiamenti che l’Italia ha attraversato negli anni ’60, ’70: contestazioni giovanili, referendum sul divorzio, depenalizzazione dell’aborto, evidenziando che: «In soli 5 anni l’Italia si è trasformata in uno dei paesi più permissivi del mondo, mentre sociologi di corte hanno continuato a dire che l’Italia è un paese cattolico! Oggi si vive una situazione totalmente diversa rispetto al paese che c’era. Non ci sono più criteri per valutare i singoli discorsi e le singole culture».

E puntualizza : «Oggi, la normalità è l’eccezione: proprio per questo Papa Francesco sta avendo un enorme successo, perché ha fatto della normalità il suo punto di forza». E’chiaro che questo suo modo di essere ha sbaragliato; ci sono frange che fanno resistenza ritenendo che questo stile minacci la sacralità della Chiesa. Ma la vita non è sotto il controllo delle autorità ecclesiastiche. Ricorda, infatti, monsignor Dario Viganò che: «Il criterio eugenetico della Chiesa è spirituale. Il contesto sociale cambia, il problema è chiedersi che cosa Dio ci chiede in una situazione diversa». Concludendo: «La comunicazione può diventare un’esperienza radicale: non è la forza a essere determinante, ma l’avere le 5 pietruzze giuste da tirare a Golia. La sproporzione è un criterio attuale: per questo occorre fare cose diverse, più creative».

Esaustiva ed anche sorprendente la magnifica lectio magistralis di Monsignor Viganò che, con la sua oratoria chiara e penetrante ricca di spunti arguti e originali, tra il serio e il faceto ha saputo catturare l’attenzione dei presenti per oltre due ore. Le sue parole lasciano il segno e diventano all’improvviso fari di luce come quando presenta la storia biblica di Balaam che si arrabbia e picchia la sua asinella perché per tre volte s’impunta e si ferma: essa, all’insaputa del suo padrone, si era accorta della presenza di Dio. Ricordando che “Allora il Signore aprì gli occhi di Balaam”, Viganò con la sua contagiosa luminosità ed empatia sottolinea: «Oggi più che mai, c’è bisogno di un’asina che pensi e sappia contare fino a tre. Una piccola asina da mettere sul comodino … ».