FESTIVAL  D’IRLANDA

Il richiamo della terra dove le nuvole corrono libere tra il verde e l’azzurro

Viviana Vicario, 23.03.2016

TORINO – Se non ci si può permettere di lasciarsi incantare dal cielo d’Irlanda e dalle sue nuvole in corsa e gli stracci di cielo azzurro cangiante, allora sarà l’Irlanda a venire da noi.

È un’invasione di verde e azzurro che colora non solo il cielo, ma tutto il resto: i corpi in danza fibrillante, i tamburi, i combattimenti celtici; l’Irlanda in cui ci si immerge con la mente, il cuore, i sensi; l’Irlanda che finisce per essere quel gusto che accompagna: una crema custard alla Baileys che lascia sulla punta della lingua l’ultima traccia d’immaginazione dove affondare.
Si è concluso da poco il Festival Irlandese, che dal 11 al 20 marzo scorsi si è tenuto presso Lingotto Fiere; in occasione della tradizionale Festa di San Patrizio.
Un paio di weekend ricchi di stage di danze irlandesi, a cura dei danzatori dei Reeldancers Groupe degli Old Wild West; concerti, un mercatino di oggettistica artigianale, l’arpa di Katia Zunino, un villaggio dove osservare gli usi e costumi degli antichi Celti, e magari provare anche l’ebrezza di tirare con l’arco. Nei weekend dal 11 al 20 marzo si è susseguito un ricco calendario di conferenze. Parallelamente si è tenuto anche il Festival dell’Oriente e Salute e Benessere: tre splendide occasioni per immergersi nel cuore e nel folklore ricco di colore di queste culture.
L’organizzazione del Festival ci si è messa d’impegno e ha ricreato fedelmente l’atmosfera. È stato un po’ come catapultarsi nella patria degli –Shamrock- i trifogli.  Nel padiglione 3 del Lingotto Fiere c’erano anche tradizionali casette a schiera variopinte  che di solito costeggiano le strade irlandesi. Qui si è potuto gustare il fish and chips e altri piatti della tradizione. Sulle pareti, le fotografie dei paesaggi d’Irlanda hanno fatto salire in gola quel senso di nostalgia a chi nella terra delle nuvole che corrono libere c’è stato, o sogna, un giorno, di andarci.
E poi, dulcis in fundo, la statua di San Patrizio non poteva di certo mancare; dove la sosta fotografica è stata – praticamente- d’obbligo. Chi i boschi li ama come se fossero casa propria, chi ha bisogno si sentire l’aria che insieme al suono dell’arpa taglia la pelle e arriva al cuore; e chi ancora nel mondo invisibile della fantasia che ci sta dietro ci vorrebbe costruire un nido dove rifugiarsi, nel sottobosco, nell’oscillare libero e sinuoso delle cornamuse, non può non amare l’Irlanda. Il popolo di Celtica lo sa e conosce bene queste parole: “Non ci sono estranei qui, ma solo amici che non abbiamo ancora conosciuto”.

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