NON FATE DELLA CASA DI MIO PADRE UN MERCATO (Gv. 2,13-25)

Tutti gli evangelisti raccontano la “purificazione del Tempio in Gerusalemme” all’inizio dell’ultima fase di vita del Rabbi Gesù. Siamo ad un anno prima del processo e della morte o nello stesso anno 30? Difficile dare una risposta certa. 

Da lungo tempo, ormai da uno o due anni, il Rabbi Gesù continua ad annunciare con la sua persona, la sua vita, le sue azioni e le sue parole il Regno di Dio, cioè a raccontare un Dio in mezzo al popolo, un Dio misericordioso e pieno di compassione, un Dio gratuito che teneramente ama. Per usare le parole di Papa Francesco: “Solo chi è stato accarezzato dalla tenerezza della misericordia, conosce veramente il Signore”.

Il Tempio è per gli ebrei il luogo della presenza e della offerta al Dio della vita. Da tempo, soprattutto durante le feste, un cortile di quel Tempio, per esigenze giudicate convenienti e pratiche, si è trasformato in un mercato del sacro. Chi si presenta al Tempio per un’offerta ad Adonai ragiona in questo modo: “Compero un agnello, lo offro al mio Dio e me lo ingrazio. Più gli offro e più Dio mi guarda con benevolenza e mi concede favori”.

Gesù predica un altro Dio e propone un altro rapporto con Dio. Ha speso tutta la sua vita nella libertà per amore dei suoi fratelli, raccontando un Padre che fa festa per un figlio perduto, un Padre che lascia le 99 pecore per cercare quella perduta: un Dio che è “evangelo” – buona notizia – non sopportabile per la casta sacerdotale. Questo suo racconto genera un conflitto.

Come ogni uomo, Gesù nel suo andare di villaggio in villaggio incontra occasioni propizie di accoglienza e situazioni contrarie alla sua proposta: un tempio-mercato è un luogo contrario alla presenza di un Dio, di quel Dio da lui annunciato; per di più quel Tempio perderà significato perché la sua persona e le persone sono il vero Tempio di Dio. Gesù continuando la sua proposta sa di entrare in conflitto con il potere religioso e intravede al sua fine: sarà processato e ucciso, ma il Dio della vita il terzo giorno lo risorgerà.

Oggi come allora: è di questi giorni, e dura da due anni, il tentativo di Papa Francesco di “purificare” quel luogo-spazio, la Curia e il Vaticano, che agli occhi di tutti richiamano la presenza di Dio e che sono diventati ostacolo alla fede credente.

Dio non è mai in vendita: chi crede, con uno scambio commerciale, di tirarlo dalla sua parte lo bestemmia e nega se stesso all’incontro con Lui…

Il Dio predicato da Gesù è un Dio “folle di amore”: lo si incontra offrendo e perdendo la propria vita, spesa nell’amore dei fratelli. Una vita spesa per amore soprattutto nelle “periferie”, dove tanti uomini oggi sono obbligati a vivere.

L’ammonimento è severo e riguarda tutti noi: “Non fate della casa di mio Padre un mercato!”.

Gesù è il nome benedetto che annuncia un Dio Padre di tutti, che tutti ama senza stancarsi mai.

Ivrea, 8 marzo 2015 – III di Quaresima                                                                don Renzo