“UN PRINCIPE NELLA BUFERA, diario dell’ufficiale di ordinanza di Umberto 1943-1944”

Dalla testimonianza inedita di Francesco di Campello si rivela la figura del Principe di Savoia e il mondo monarchico cresciuto nel culto dei valori risorgimentali e liberal-nazionali.

GIANNI FERRARO, 25.11.2012

Il libroTORINO – Giovedì 15 novembre nell’accogliente sede dell’Associazione “Immagine per il Piemonte”, di via Legnano  a Torino, si è svolta l’interessante presentazione del diario inedito di Francesco di Campello, ufficiale di ordinanza di Umberto di Savoia, pubblicato da “Le Lettere” con il titolo Un principe nella bufera. Sapientemente organizzata dal presidente dell’Associazione, il giornalista e scrittore  Vittorio Cardinali,  ha avuto come relatori  il generale Franco Cravarezza, già Comandante della Regione Militare Nord, il giornalista Roberto Coaloa autore di una rilevante biografia sull’ultimo imperatore d’Austria, e il giovane brillante universitario Edoardo Pesce, appassionato di storia, che ha incantato il pubblico presente con una chiarezza espositiva e una tonalità vocale coinvolgente.

Campello, appartenente ad una nobile famiglia umbra, fu come Maggiore dell’Aviazione a fianco dell’ultimo re d’Italia dal febbraio del 1943 fino al giugno del 1944. Visse, quindi, in prima persona il momento fatale in cui Umberto, principe ereditario, seguì il padre e Badoglio al Sud. E’ ormai sicuro che fu una decisione sofferta, ben poco convinta, assunta dall’erede al trono per obbedienza malgrado la contrarietà di chi, e Campello fu il primo, considerava la presenza a Roma di Umberto indispensabile per contenere lo sbandamento delle truppe italiane a seguito dell’armistizio e convincere i tedeschi a fare salva la Capitale. Il conte Campello espose al suo principe questi pensieri, probabilmente velleitari, con la schiettezza e il coraggio dell’amico d’infanzia. Era pronto, ancora a Pescara, a prendere i comandi di un aereo per rientrare a Roma. Prevalse il senso del dovere, anche in Campello, e fino all’ultimo. Quando l’Italia scelse la Repubblica, Francesco di Campello scelse di abbandonare la Regia Aeronautica. Il giuramento dato al re non credette giusto prorogarlo a favore delle nuove istituzioni, e si ritirò preferendo antiche passioni private, la boxe per esempio, o  il prestigiosissimo circolo romano della Caccia.

Gen. Franco CravarezzaAlla ricostruzione di Cravarezza dell’ultima fase della Seconda Guerra mondiale, cornice storica della narrazione, sono seguite le impressioni sul libro degli altri due relatori. Pesce e Coaloa hanno discusso sull’importanza storica del documento ripercorrendo la “bufera” del 1943 secondo il punto di vista dell’autore: il 25 luglio e la caduta del fascismo, i 45 giorni di Badoglio, l’8 settembre e il regno del Sud fino alla Luogotenenza.

Non sono mancate annotazioni su fatti e personaggi, aneddoti utili per immaginare quella che Paolo Mieli nella recensione di questo libro ha definito “l’atmosfera malsana dell’Italia di Badoglio”. Infatti, le cronache di Campello sul regno del Sud, pagine amare dense di giudizi e di rimpianti, sono tra le più significative del diario. La confessione più intensa, forse, è del 13 aprile 1944 quando, riferendosi alla richiesta alleata della abdicazione di Vittorio Emanuele III, Campello scrive:  “non capiscono che se molti di noi e, direi, i più onesti fra noi, siamo venuti da questa parte, lo abbiamo fatto soltanto per la fedeltà del nostro giuramento…E troppo facilmente giuocano con questo unico ideale che ci è rimasto”.