SERGIO MATTARELLA, UN GIURISTA  AL VERTICE

La Repubblica Italiana ha scelto il suo dodicesimo presidente

Davide Ghezzo, 06.02.2015

         «L’arbitro dev’essere imparziale. E lo sarà», un’affermazione netta e perentoria che segna lo spartiacque del discorso pronunciato in Parlamento da Sergio Mattarella, in occasione del suo insediamento alla presidenza della Repubblica italiana. Quasi un sillogismo, un sintagma apodittico che per una volta mette d’accordo tutti.

         E’ parso emozionato il neoPresidente, tanto da fare confusione coi fogli che aveva sottomano, ma anche determinato e fermo nel sottolineare, con una serie di incisive proposizioni, i punti fermi del settennato che lo aspetta. Si tratta, in definitiva, di essere il garante delle Istituzioni italiane, prima fra tutte la Costituzione, e in specie di quei valori di equità e giustizia sociale che spesso diventano un’ovvietà da bypassare, e che in ogni modo la crisi economica di questi anni ha compromesso in maniera seria anche nei paesi cosiddetti avanzati.

        L’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, la dignità delle donne e dei malati, la difesa del territorio e dei tesori artistici del nostro Paese sono i punti forse più rilevanti cui Mattarella ha fatto riferimento. Tappe di un percorso di revisione delle condizioni socioeconomiche degli italiani, in un’ottica riformistica che vede il nuovo inquilino del Quirinale in piena sintonia con Matteo Renzi, l’uomo che del resto lo ha voluto al Colle senza se e senza ma raggiungendo al primo colpo un obiettivo che è anche un’indiscutibile vittoria politica.

         Deputato alla Camera per un quarto di secolo, ministro di svariati dicasteri – e in quel ruolo promotore di importanti e positivi cambiamenti della società italiana, come la riforma della scuola elementare e l’abolizione della leva obbligatoriadocente di diritto e infine giudice costituzionale, Mattarella sembra avere la statura politica e personale per porgere dell’Italia, negli scenari internazionali, un’immagine proba e specchiata, quella che spesso viene messa in discussione all’estero. E nel mondo delle istituzioni globalizzate, si tratta di un tassello importante, di un valore aggiunto che può permettere al nostro Paese di giocare il ruolo che gli spetta, per le mille ragioni che rendono l’Italia una delle nazioni più importanti. E se l’Italia gioca nel suo ruolo, come non è avvenuto negli ultimi anni, la ricaduta non può che essere la sospirata uscita da una crisi che ci affossa ormai da oltre un decennio.

         Questo è anche l’auspicio del nuovo Presidente: «Sempre ché i giocatori aiutino l’arbitro». E il riferimento non è solo ai politici, ma a tutti i cittadini, chiamati ciascuno a contribuire, con determinazione, energia, onestà, alla rinascita morale e materiale del Paese.