UN’ANTICIPAZIONE DELLE 3 “F” DEL MONDO ARABO

A Torino il Modest Fashion Roundtable  analizza  il tema della moda islamica: un giro d’affari miliardario che fa gola a stilisti ed imprenditori

ALESSANDRA LEO, 31.07.2015                         FOTOGALLERY

TORINO – Torino è la nuova Camelot della moda. Una Camelot cosmopolita e multietnica: il 28 luglio la regale red hall del Palazzo Civico ha infatti ospitato la Turin Modest Fashion Roundtable, una tavola rotonda sul tema del fashion nel mondo islamico. L’evento ha fatto incontrare attori di altissimo livello della moda italiana con operatori internazionali della moda islamica: buyer, fashion designer, produttori e rappresentanti provenienti dai cinque continenti hanno confrontato le proprie strategie di mercato e acquisito consapevolezza delle caratteristiche che il variegato settore assume nelle diverse culture.

La statunitense Thomson Reuters (una delle più importanti società mondiali nel campo dell’informazione economico-finanziaria) e la Dubai Chamber, supportate dal Dubai Islamic Economy Developement Centre – DIEDC  hanno scelto il capoluogo piemontese per organizzare il loro Global Islamic Economy Summit.

Solo nell’anno 2013 i consumatori musulmani hanno speso in abiti e calzature 266 miliardi di dollari, l’11,9% della spesa mondiale. Se questo mercato fosse una nazione sarebbe la terza più ricca del pianeta, spartendo il podio solamente con gli Stati Uniti e la Cina. Si stima che nei prossimi sei anni questo valore possa raggiungere i 484 miliardi: ecco perché è stato introdotto un apposito indicatore economico, il Modest Fashion Indicator – MFI, atto a valutare lo sviluppo e l’andamento dell’ecosistema della Moda Islamica in 72 paesi. L’incontro ha costituito una piacevole occasione per “fare il punto della situazione” e stabilire dei punti fermi, costituenti un ponte di dialogo tra i differenti mondi.

Le parole chiave del summit? Globalizzazione e tradizione; termini apparentemente antitetici ma in realtà complementari. Silvio Cattaneo, Presidente della CNA Federmoda Piemonte nonché mago delle cravatte Cattaneo, racconta di essersi innamorato del mare di Dubai durante un viaggio e di essersi immediatamente interessato a questo programma pionieristico, che copre l’area del Golfo e non solo: «Innanzitutto è necessario stabilire delle linee guida, per affrontare al meglio la questione delle regole di abbigliamento per la Donna. Nei paesi islamici prevale la copertura parziale o totale del corpo». Diverso è il discorso per l’uomo islamico, che al contrario «nelle occasioni pubbliche tende a vestirsi all’occidentale, prediligendo un taglio tradizionale e colori non troppo brillanti». Parla inoltre degli errori che le aziende italiane compiono più comunemente: «Errori di contatto e di approccio. Non si sfrutta sufficientemente la fase del follow up; bisogna coltivare i legami, essere celeri e farsi ricordare». Le idee vanno presentate in maniera idonea, creando una sinergia tra i vari attori – traduttori compresi. «In particolare, quello degli Emirati Arabi Uniti è un territorio con grandi potenzialità, l’ombelico del mondo: tuttavia, non sempre si aggiungono zeri. È un mondo a cui guardare a 361°»

Bellissima ed esotica Alia Khan (fondatrice e chairwoman dell’Islamic Fashion Design Council, organizzazione creata per lo sviluppo dell’industria della moda islamica nel mondo) riflette sulle differenze tra i due sistemi Occidentale ed Islamico, speculari. Un sistema prevalentemente capitalistico si confronta con l’altro, basato soprattutto sulle tradizioni e l’ideologia musulmana. «Il nostro mercato è guidato principalmente dai giovani. La questione della copertura del corpo ha spesso varie interpretazioni, anche se l’avere braccia e gambe coperte è l’assunto fondamentale. Di voi amiamo l’alta qualità e il gusto per il design». Incoraggia l’Italia ed i produttori occidentali ad aggredire questa fetta di mercato ancora pressoché inesplorata. Escluse le marche di lusso come Dolce&Gabbana, Prada e Valentino solo pochi altri nomi quali H&M, Mango e Zara – la firma preferita dal 20% delle donne hijab-wearing – hanno provveduto a lanciare una propria Ramadan Collection. Per meglio avvicinarsi al consumatore islamico medio.

Oltre 80 ospiti nazionali ed internazionali hanno preso parte alla convention, le cui conclusioni verranno ufficializzate in un documento che la Thomson Reuters condividerà con la sua rete mondiale. Ma non è tutto dal fronte orientale; il 19 e 20 ottobre 2015 Torino ospiterà anche la seconda edizione del Turin Islamic Economic Forum – TIEF. La prima edizione, tenutasi nel novembre 2014, ha rappresentato un’ introduzione alla finanza islamica coinvolgendo 450 delegati da tutto il mondo: il suo successo ha incoraggiato a ripetere l’evento, questa volta incentrato sul trittico delle tre “F” Finance, Food, Fashion

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Fotografie di Carlo Cretella

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