IL VANGELO SECONDO MATTEO.

La pellicola di Pier Paolo Pasolini è un denso concentrato di emozionalità e mistificazione.

Sara Mancino, 13.04.2016               FOTOGALLERY

TORINO – Si è tenuta in data venerdì 8 aprile, presso il Polo del Novecento, la lezione del corso di giornalismo multimediale che ha visto la proiezione del film Il Vangelo secondo Matteo e l’analisi critica da parte di don Giuseppe Sciavilla, esperto di cinema.

È il 1964 quando nelle sale cinematografiche viene proiettato per la prima volta Il Vangelo secondo Matteo, la cui regia è stata diretta da Pier Paolo Pasolini – poeta, scrittore, cineasta, sceneggiatore, drammaturgo e giornalista italiano.

Non esiste sceneggiatura alcuna per questo film, poiché si tratta di una trasposizione letterale del Vangelo secondo Matteo; ne vengono rappresentati i momenti salienti: dall’annunciazione, ai Magi, passando per la fuga in Egitto e la strage degli Innocenti, Gesù nel deserto, la guarigione del lebbroso, il discorso della montagna, la morte del Battista, la moltiplicazione dei pani e dei pesci, l’ingresso in Gerusalemme, la passione e, infine, la resurrezione.

Punto di forza del film è la dimensione emozionale di Pasolini: quest’ultimo è affascinato da Gesù, tanto da identificarlo come un mito; ed è questo che vuole trasmettere con la sua opera, non preoccupandosi della reale esistenza o meno del Salvatore. Grande merito del regista è anche il suo giocare sulla voce e sull’espressività delle immagini (ricorre, in modo particolare, alla tecnica del primo piano così da trasmettere emozioni e sensazioni dei personaggi). A contraddistinguere Il Vangelo secondo Matteo da opere affini è lo stratagemma di Pasolini di utilizzare attori provenienti dal ceto medio-basso; nessuno, tra loro, è un professionista. I dodici Apostoli, compagni di Gesù, erano pescatori tutt’altro che colti e il regista trasmette la loro bassezza andando a cercare interpreti tra la gente di borgata.

Il film è stato girato il varie località italiane del centro-sud (sebbene, inizialmente, l’idea fosse stata quella di ambientarlo negli stessi luoghi della Palestina dove erano accadute le vicende narrate): Lazio, Puglia, Basilicata e Calabria.

Tra gli attori si ricordano: Enrique Irazoqui (ai tempi sindacalista antifranchista) come Cristo, Susanna Pasolini (madre di Pier Paolo Pasolini) nel ruolo della Madonna da vecchia; Mario Socrate che interpreta Giovanni Battista, Settimio di Porto come Pietro e Otello Sestili come Giuda.

Unica pecca del film è stata l’incapacità di Pasolini di trasporre su pellicola, in modo corretto, la seconda parte del Vangelo – quella concerne i detti di Gesù. L’enunciazione dei detti viene ripresa senza alcun ascoltatore dinanzi al Salvatore; trovata del regista, questa, per far intendere che il figlio di Dio non parla soltanto agli Apostoli, quanto a tutto il mondo. Parla al vento. Poco efficace come idea, tuttavia, non è stata apprezzata dalla critica.

Il regista è un argomento sempre caro ai giornalisti, poiché: «per chi si occupa di comunicazione, Pasolini è importantissimo.»

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