“ALLA TAVOLA DELLE MIGRANTI”, FESTIVAL DI ARTE, CIBO E MIGRAZIONI

Al via la prima edizione tra riflessioni di internazionali, letteratura e cambiamenti climatici dalla prospettiva delle donne migranti

Fabio Terranova, 21.09.2016                  FOTOGALLERY

TORINO – Sabato 17 settembre, a Torino, presso l’Aula Magna della Cavallerizza Reale, si è svolta la prima edizione del Festival culturale Alla Tavola delle Migranti.

L’evento ha raggiunto appieno lo scopo per cui è stato pensato: sensibilizzare e coinvolgere la cittadinanza nei delicati temi delle culture migranti, della biodiversità culturale, del rispetto dell’ambiente e delle sue risorse in un’ottica di condivisione e cambiamento.

La manifestazione – di cui il Festival del Giornalismo Alimentare è partner tecnico – ha sfruttato come filo conduttore la prospettiva delle donne migranti, delineando come arte, letteratura, cibo e cambiamenti climatici si presentino ai loro occhi.

Ma non solo: rientra infatti in un più ampio progetto di ricerca condotto dall’università degli Studi di Torino, sostenuto dalla Compagnia di San Paolo ed in collaborazione con il Concorso Lingua Madre – al fine di esplorare le interconnessioni tra cibo e ambiente naturale e le loro rappresentazioni artistiche in contesti internazionali.

Così l’ampio programma del festival – la cui direzione scientifica e artistica è stata curata da Daniela Fargione (Ph.D di Lingua e Letterature anglo-americane del Dipartimento di Studi Umanistici dell’università di Torino) –  ha proposto interventi e riflessioni di ospiti di fama nazionale ed internazionale.

Ad introduzione della ricca giornata  i saluti delle autorità: Gianmaria Ajani, Rettore dell’università di Torino; Monica Cerutti, Assessore alle Politiche giovanili, Diritto allo studio universitario, Cooperazione decentrata internazionale, Pari opportunità̀, Diritti civili, Immigrazione della Regione Piemonte; Cinzia Pecchio, Presidente della Consulta Femminile Regionale del Piemonte; assente per questioni lavorative Antonella Parigi, Assessore alla Cultura e al Turismo della Regione Piemonte, sostituita da Eugenio Pintore, responsabile promozione dei beni librari e archivistici, editoria ed istituti culturali.

Successivamente si è svolta la prima tappa del programma, dedicata al Concorso Lingua Madre che ha visto Daniela Finocchi – Consulente progettuale e Coordinamento del Festival – e Paola Marchi – social media editor del progetto – confrontarsi su tematiche inerenti cibo e migrazioni sfociando ai possibili scenari proposti da donne straniere che risiedono in Italia. In particolare Luisa Ricaldone, componente del Gruppo di studio del CLM e Luisa Zhou, vincitrice del Premio Speciale Slow Food Terra Madre della XII edizione 2016.

Un tema che può innestarsi a quello della migrazione è l’ambiente come dimostrato alla Tavola Rotonda, moderata da Simone Cinotto (Università di Scienze Gastronomiche). Massimiliano Borgia (Festival del Giornalismo alimentare), Maria Bottiglieri (Food Smart Cities for Development, Città di Torino), Maria José Fava (Libera Piemonte) e Nazarena Lanza (Slow Food)hanno affrontato l’attualissimo tema del rispetto ambientale, delle risorse e delle biodiversità culturali al fine di spingere verso la condivisione con una maggiore propensione al cambiamento.

Ed è proprio in quest’ottica che gli studenti del Liceo classico V. Gioberti di Torino – accompagnati dalla docente di lingua inglese Patrizia Ferrerohanno proposto un interessante itinerario con cui sono stati in grado di “insegnare” a loro volta il rispetto ambientale e culturale.

Una lezione che se impartita fin da giovani potrebbe davvero avviare in futuro importanti cambiamenti tramite le nuove generazioni. Questo lo scopo dei due laboratori per i bambini di disegno – curato dalle studenti dell’università di Torino Barbara Andreotti e Eleonora Beschis –  e di animazione Il Pianeta Cibodi Nova Coop – tenutisi per tutto il pomeriggio.

Quando si parla di diversità culturale ci si può riferire non solo alle differenze e similitudini tra esseri umani di diversa etnia, ma anche a quelle tra uomo e animale. Questo hanno documentato Franco Andreone (Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino) e Cristina Giacoma (Università di Torino) proponendo filmati di lemuri della foresta Malagasy in Madagascar intenti in pratiche canore complesse, anche in coro, indicando come, oltre a similitudini genetiche, alcuni primati intrattengano anche primordiali affinità culturali con gli esseri umani.

D’oltre oceano è arrivata l’attesissima ospite speciale Monique Truong, scrittrice americana di origine vietnamita. Intervistata da Daniela Fargione, ha dichiarato suggestioni, emozioni ed esperienze personali che l’hanno spinta al suo terzo romanzo del 2010 Amaro in Bocca, dopo i successi de Il Libro del Sale del 2004, (pubblicato in Italia nel 2007 da Giunti Editore, 336 pagine, 14,50 euro) – e Watermark: Vietnamese American Poetry & Prose del 1998, non ancora tradotto in italiano.

Altrettanto speciali le scrittrici Cristina Ubah Ali Farah e Igiaba Scego le quali, prendendo spunto dai propri romanzi hanno conversato insieme ad Alessandra Di Maio dell’università degli studi di Palermo sulla letteratura cosiddetta “migrante”. La stessa Ubah Ali Farah ne è una importante testimone, vincitrice della I edizione del Concorso Lingua Madre e successivamente diventata scrittrice partecipando allo sviluppo del romanzo Madre piccola (Frassinelli Editore, 271 pagine, 8,50 euro), ispirato all’omonimo racconto.

Nel cospicuo programma si è dato spazio anche alla buona musica: si sono intervallate diverse fantastiche esibizioni. I primi sono stati iPequeñas Huellas, un’orchestra di giovani ragazzi provenienti da diverse culture e realtà che, tramite una gloriosa performance, hanno contribuito a spostare l’attenzione ai grandi temi migratori e alle sempre più incombenti necessità umanitarie. Ad impreziosire poi questa fantastica giornata anche la prestazione della cantante e attivista Olga Del Madagascar – originaria del Nord-Est che ormai da diverso tempo usa la propria voce come arma contro la deforestazione che negli ultimi decenni ha più che dimezzato le foreste del suo paese. Ultime ma non ultime le esibizioni della cantante Saba Anglana e dei musicisti Cheikh Fall e Tatè Nsongan.

Il Festival si è concluso con la proiezione di due fantastici documentari: Pierre Rabhi. Il mio corpo è la Terra (Carola Benedetto e Igor Piumetti, 2012) sul pioniere dell’agro-ecologia e fondatore del Movimento del Colibrì, e Ten billion. What’s on Your Plate? (Valentin Thurn, 2015) in collaborazione con Cinemambiente.

L’intera giornata è stata dunque una stupenda occasione per ascoltare storie, immaginari, per condividere le proporre riflessioni, per creare nuovi spazi di condivisione e proposte per il futuro. Propositi questi che forse un giorno vedranno uomini donne e bambini diversi per cultura e ambienti mangiare alla stessa tavola.

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