IL PUNTO SU PAPA FRANCESCO

Contro l’idolatria e l’utilitarismo

Editoriale di Davide Ghezzo – 22 settembre 2013

Nella sua polemica avversa alle più gravi distorsioni del mondo secolare odierno, il Papa punta il dito con precisione e intenzione contro l’idolatria del denaro. Il riferimento evangelico è l’apostolo Matteo, che prima del fatale incontro con Gesù esercitava il mestiere di esattore delle tasse per conto dell’impero di Roma. Il denaro era dunque il suo idolo, il suo unico obiettivo di vita finché lo sguardo di Cristo non lo trapasserà capovolgendo il suo sistema di valori.

Il pontefice, attento alle sfumature psicologiche, riconosce che in una prima fase, per dir così, il denaro può essere cosa buona, finché cioè consente benessere e stabilità. Ma esiste una soglia quasi inavvertita, che probabilmente viene superata quando il conto corrente diventa di cinque o peggio di sei cifre, al di là della quale l’animo umano si lascia andare alla vanità e alla presunzione, come se il valore di una persona potesse essere misurato sulla base dei bigliettoni che essa può contare come propri. Ecco allora che il denaro diventa un idolo, un feticcio da servire e adorare. Si tratta dunque, ha ricordato Bergoglio rispondendo a una specifica domanda, di un peccato contro il primo Comandamento: se sull’altare metto una mazzetta di banconote, o una pila di spiccioli, non sarò più in grado di riconoscere il vero Dio, e di inchinarmi doverosamente a Lui.

Ma la schiavitù del denaro non è che una delle manifestazioni – certo tra le più aberranti e spiritualmente pericolose – della mentalità dominante, intrisa di materialismo e utilitarismo e pronta a sminuire e irridere ogni manifestazione dello spirito, e in particolare quelle che trovano espressione in una forma religiosa schietta e riconoscibile da tutti. La lotta di Papa Francesco, dunque, fatta di sorrisi e dolcezza che celano una volontà ferrea, è rivolta contro un andazzo generalizzato, quello che tende a far tacere la coscienza, e a spegnere la fiammella della trascendenza latente nell’uomo. Il concetto, oltre ad essere implicito nell’intera vicenda evangelica, è esplicitato da san Paolo: “Non conformatevi alla mentalità di questo secolo”. Il Papa si pone dunque come moderno bastian contrario, come voce di scandalo e contraddizione nutrita però di un carisma superiore, oltre che di una tradizione millenaria.

Un’altra forma di utilitarismo stigmatizzata aspramente da Bergoglio è la “cultura dello scarto”, ovvero quell’atteggiamento, diffuso presso la comunità medica e ospedaliera, che favorisce apertamente la pratica dell’aborto e in maniera più velata quella dell’eutanasia (ancora illegale in Italia).

Se la voce del Papa si mostra prudente e capace di autocritica in merito alle questioni attinenti la sfera affettivo/sessuale dell’uomo, come il divorzio con relative seconde nozze e le unioni omosessuali (“chi sono io per giudicare un gay?”), il tono diventa ben più netto e tranchant là dove viene messa in discussione la vita stessa dell’uomo, intesa come valore assoluto, il primo, il meno negoziabile.

L’aborto, in particolare, fatti salvi i casi del suo utilizzo a fini terapeutici – laddove è in pericolo la vita stessa della madre, che può decidere in coscienza – agli occhi del pontefice rimane uno spietato omicidio. Quando si pratica la soppressione di un feto, è come se il mondo intero pronunciasse un no alla nuova vita che è l’esatto contrario dell’atteggiamento di apertura e accoglienza insegnato Gesù, che trova un rispecchiamento speciale in papa Francesco.

Egli osserva che mentre la persona umana in generale, soprattutto nell’ambito del trattamento medico, diviene soggetto di nuove attenzioni e diritti, paradossalmente ciò viene negato ai più deboli, fisicamente e socialmente. Ma il piccolo in gestazione e l’anziano agli sgoccioli hanno il volto di Cristo, ne evidenziano l’impronta creatrice. L’uomo merita il nome che porta quando afferma non una cultura dello scarto, ma una cultura della vita, una vita accolta e protetta e difesa come merita, in forza della scintilla divina che ci distingue.